Gennaio 3, 2023

La dieta per l’osteoporosi

Che cos’è l’osteoporosi

L’osteoporosi è una malattia che colpisce circa 5 milioni di italiani, caratterizzata da una riduzione della massa ossea e da un deterioramento della microarchitettura del tessuto osseo, che induce un’aumentata fragilità ossea, con un conseguente aumento del rischio di frattura (1-2). 

L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), nel 1994, ha definito i seguenti criteri diagnostici per classificare in 4 categorie (3)  i soggetti in stadi di :

  1. Normalità: Densità minerale ossea (BMD) entro 1 DS (Deviazione Standard) al di sotto del valore medio di picco di massa ossea nel giovane adulto. 
  2. Osteopenia: BMD compreso tra – 1 e – 2.5 DS 
  3. Osteoporosi: valore di BMD al di sotto di 2.5 deviazioni standard (DS) 
  4. Osteoporosi severa: BMD al di sotto di 2.5 DS in presenza di una o più fratture da fragilità. 

Questi criteri si applicano alle donne in menopausa e sono stati definiti utilizzando i dati provenienti dalle misurazioni della densità ossea effettuate con la tecnica DXA (dual X-ray absorptiometry). 

 

Osteoporosi e menopausa

La menopausa ha effetti rilevanti sul bilancio di calcio, riducendo sia l’assorbimento intestinale sia quello a livello del tubulo renale (4). Inoltre le più basse concentrazioni di estrogeni comportano una maggiore attività osteoclastica a livello del tessuto osseo e quindi un aumento del riassorbimento osseo (5). 

A supporto di quanto appena detto, è stato dimostrato che l’osteoporosi interessa circa un terzo delle donne tra i 60 ed i 70, proprio perché nel complesso la densità minerale ossea diminuisce rapidamente con l’interruzione del ciclo mestruale e nel periodo immediatamente successivo. 

Come si evince dunque la misurazione della massa ossea costituisce, quindi, la base per la diagnosi di osteoporosi. Per tali motivi mantenere una massa ossea in salute risulta il primario obiettivo del soggetto e del nutrizionista che lo segue. In ciò l’alimentazione svolge un ruolo cruciare non solo nell’evitare e prevenire la suddetta patologia, ma quando è presente, ne consente un rallentamento. 

Perchè prevenire è meglio che curare

La prevenzione infatti dovrebbe (anzi deve) essere sempre il primo tassello da considerare quando si vuole evitare (laddove possibile) la manifestazione di una condizione patologica. Nel caso dell’osteoporosi la prevenzione parte da quando siamo piccoli. Tant’è vero che gli specialisti preferiscono parlare di malattia pediatrica perché è proprio durante la nostra fase di crescita che il corpo ha la capacità di accumulare il calcio nelle ossa. Seguire durante la nostra crescita un’alimentazione ricca in calcio ci consentirà di raggiungere il cosiddetto “picco di massa ossea” prevenendo nella nostra stessa vita futura l’osteoporosi, diversamente se da bambini seguiamo un’alimentazione con carenze nutrizionali avremo maggiori probabilità da adulti o in età geriatrica di diventare osteoporotici.

Dieta ed osteporosi

I miei consigli nutrizionali 

Se si soffre di osteoporosi/osteopenia la dieta deve principalmente tenere conto di 3 micronutrienti fondamentali: il calcio, la vitamina D e la vitamina K, vediamo ora il perché:

Il calcio 

Il calcio è un minerale che svolge numerosissimi ruoli. In questo articolo parleremo solo del suo coinvolgimento nella regolazione della massa minerale ossea. Infatti il 99% del contenuto di calcio dell’organismo è conservato nello scheletro e nei denti, solo l’1% invece si trova nel sangue, nei liquidi extracellulari, muscoli ed altri tessuti dove svolge numerose funzioni. Il calcio nelle ossa svolge dunque una funzione strutturale, dovrebbe mantenersi e conservarsi in questi “depositi”, tuttavia laddove necessario a seguito di eventuali carenze, può essere mobilizzato. Per tali motivi l’alimentazione deve essere arricchita in alimenti ad alto contenuto di calcio, di seguito vengono riportati gli alimenti in ordine decrescente del loro contenuto di calcio: 

  • latte di bufala, pecora, capra e vacca
  • formaggi stagionati come grana, parmigiano e pecorini
  • formaggi a pasta dura e molli
  • pesci
  • legumi secchi
  • frutta oleosa

 

La vitamina D 

La vitamina D esercita una duplice funzione endocrina e paracrina. Il suo ruolo principale è quello di mantenere un’adeguata mineralizzazione dello scheletro attraverso il controllo delle concentrazioni sieriche di calcio e fosforo. In parole povere l’assorbimento intestinale di calcio presenta delle considerevoli variazioni inter-individuali ed è influenzato proprio dai livelli di vitamina D (oltre che naturalmente dall’apporto di calcio stesso). 

Per tali motivi quando si struttura un’alimentazione mirata in un soggetto osteporotico non si può non tenere conto di tale Vitamina. 

Le principali fonti alimentari di vitamina D sono:

    • olio di fegato di merluzzo solitamente consumato come supplemento
    • pesci grassi come: aringa, tonno fresco, salmone
    • fegato di suino
    • scarsamente presente nel burro, pecorino
    • Uova di galline intere

 

Tuttavia bisogna sottolineare che la vitamina D viene sintetizzata nella cute per esposizione diretta alla luce solare e sono in percentuale minore, proviene dagli alimenti. La Vitamina D infine è altresì importante per il corretto trofismo dell’apparato muscolare: essa non solo stimola la sintesi di proteine muscolari, ma – ad esempio – partecipa anche all’attivazione di alcuni meccanismi di trasporto del calcio a livello del reticolo sarcoplasmatico che sono essenziali per la contrazione muscolare (6). Per questo motivo oltre ad una corretta alimentazione si suggerisce una giornaliera esposizione alla luce solare ed una costante attività fisica (lieve-moderata). 

La vitamina K

La vitamina K, oltre ad essere coinvolta nei processi di coagulazione del sangue, svolge un ruolo centrale nella regolazione del metabolismo osseo e nella riduzione della calcificazione vascolare. Infatti carenze marginali di vitamina K nell’adulto sono state associate a patologie del tessuto osseo e a patologie cardiovascolari. Il pool corporeo di vitamina K è molto basso in confronto a quello delle altre vitamine liposolubili. Oggi è noto che piccoli depositi di questa vitamina sono presenti nel fegato, nel pancreas, nel cervello, nei reni, polmoni, nel tessuto adiposo ma anche proprio nel tessuto adiposo. 

Gli alimenti che contengono un adeguato valore di vitamina K sono:

  • ortaggi a foglia verde come: broccoli, lattuga e spinaci
  • uova
  • burro
  • formaggi fermentati 
  • fegato suino o bovino
  • lieve concentrazioni anche lei legumi e nella soia fermentata (comunemente chiamata natto) (7) e nel pesce

L’assorbimento intestinale della vitamina K è favorito dalla presenza concomitante di lipidi (quindi di grasso). Per tali motivi si suggerisce di assumere gli alimenti sopra riportati accompagnati o conditi con olio extravergine di oliva. 

Questi sono solo alcuni preziosi consigli da tenere in considerazione per seguire un’alimentazione specifica per l’osteoporosi.

Ti piacerebbe ricevere un piano nutrizionale personalizzato che tenga conto delle tue necessità alimentari e patologiche? Prenota un appuntamento con me, per farlo ti basterà cliccare sul tasto “PRENOTA UN APPUNTAMENTO” e selezionare la data e l’orario che ti è più comodo. A seguito della visita nutrizionale potremo intraprendere insieme un percorso alimentare mirato per la tua osteoporosi. 

Articolo redatto dalla Dott.ssa Fiumicino Annachiara
Biologa Nutrizionista;
Docente del corso di perfezionamento “La nutrizione ottimale” presso l’Università degli studi di Napoli Federico II

 

 

 

  1. 1. Melton LJ, 3rd, Kan SH, Frye MA, Wahner HW, O’Fallon WM, Riggs BL. Epidemiology of vertebral fractures in women. Am J Epidemiol. 1989;129:1000-11. 
  2.  Barrett JA, Baron JA, Karagas MR, Beach ML. Fracture risk in the US Medicare population. J Clin Epidemiol. 1999;52:243-9. 
  3. Swedish Council on Technology Assessment in Healthcare. Bone density measurement-a systematic review. J Intern Med. 1997;241:1-60. 
  4. Nordin et al. 2004
  5. IOM 2011; NNR2014
  6. Muir e Montero – Odasso 2011; Stockton et aò. 2011 – Ceglia 2013)
  7. Elder et al. 2006